Un panettone in primo piano

Amore e canditi

Francesca ha un’avversione fortissima per il Natale, da quando era bambina tra l’altro.
Mentre tutti i suoi amichetti della scuola tornavano a casa felici per le vacanze di due settimane, lei si rintanava in quel silenzio cupo ed insoddisfatto che solo la delusione ti può dare.
A casa non c’erano tanti soldi ed il padre e la madre litigavano di continuo sulle bollette da pagare e i regali che sarebbe stato meglio non fare.
Non amava scartare pacchetti lei, ogni volta era una delusione.
Ciò che desiderava era sempre troppo costoso per quella famiglia che ritagliava buoni sconto da qualsiasi giornale e si accontentava di una cena di carne a settimana.
Francesca anche a vent’anni, quando si volle mettere a dieta si sentì rispondere che la pasta era tutto ciò che “era
giusto mangiare” e di “non rompere le scatole con la mania delle mode proteiche” perchè dimagrire per indossare vestiti che neanche poteva permettersi, era un vezzo da ricchi.
Allora lei, lavorava di giorno come commessa e la sera studiava.
Voleva essere diversa, voleva ad ogni costo sganciarsi da quella realtà periferica di cemento condiviso e di adolescenti grigi e rassegnati nel vestire e grigi e rassegnati nel “sentire”.
A venticinque anni si era quindi laureata in psicologia e adesso stava per aprire un suo studio, figlio di anni di turni doppi di lavoro e di sacrifici enormi in termini sociali.
È bella Francesca, davvero.
Di quella bellezza che non ha voglia di costruire solchi di matita sugli occhi o colori falsati sui capelli.
Una bellezza scostante e pratica, di quelle che non danno confidenza ai fischi dei ragazzi per strada, che ti aggancia con occhi da cerbiatto solo nella rara occasione che il tuo “Essere” sia migliore del tuo “Sembrare”.
Adesso Francesca, nella corsia del supermercato, sta scegliendo un panettone da portare a casa, per la cena della
Vigilia.
Vorrebbe poter essere più generosa ma sua madre detesta che si “buttino via i soldi” e lei non condivide ma rispetta questo pensiero duro e perentorio che non smette di manifestare neanche il giorno di Natale.
– Io non amo i canditi, è colpa loro se dopo Natale ti viene la tristezza. Passiamo undici mesi dell’anno ad elemosinare amore senza essere capiti e poi a Natale, di colpo arrivano tutti insieme, in un’orgia di canditi, amore e felicità. E’ bello, per l’amor del Cielo, non vorrei essere frainteso…
Ma a metà Gennaio nel silenzio della propria casa, ciò che rimane di tutto questo è proprio il panettone coi canditi, che ti guarda appoggiato, solo come te, dalla mensola della credenza.-
Francesca spezza la sua concentrazione davanti allo scaffale del supermercato e si volta curiosa verso la voce alle sue spalle.
Due occhi verdi e bellissimi stanno fissando il panettone che stava per acquistare.
Di colpo sente uno strano sbuffo nell’angolo dello stomaco che chiamano cuore. Le viene da ridere, in modo insensato e gratuito.
Uscirà dal negozio con un panettone senza canditi sotto il braccio, un amore che ancora non sà di provare ed una possibilità di sopportare il futuro Natale, a tavola con i suoi, con in pancia da una settimana l’unico regalo che, appena saprà, avrà una grande premura di scartare.

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