Eva

Dicono che Eva ci rovinò per una cavolo di mela

Dicono che Eva ci rovinò tutti per una cavolo di mela.

Il Paradiso Terrestre disponeva di uva, ananas, frutti della passione, melograni, banane, cachi ma lei, la prima donna che Dio creò, aveva bisogno di rompere le palle per una mela.

Certo, se sei uomo, la bravata di Eva ti tocca il giusto: non sei quello che si contorce per ore nel più brutto dei dolori mentre un cocomero tenta di passare dove normalmente non passerebbe un mandarino.

A noi donne invece, per colpa sua, è cambiata molto la storia.

Ad un certo punto della vita, tra il più bel paio di scarpe nuove ed un esserino urlante che sporca il vestito preferito di qualsiasi fluido puzzolente esista al mondo, noi scegliamo lui: il bambolotto riposseduto.

Senza ombra di dubbio.

Ed ecco la mia domanda esistenziale: perché?

Perché non abbiamo scelto di “schiavizzare” stormi di cicogne ostetriche mentre noi passavamo l’eternità nell’Eden a giocare a calcio con le noci di cocco o a fare shopping compulsivo di foglie di fico?

Si vocifera tra l’altro che, insieme ai dolori del parto, Nostro Signore ci avrebbe risparmiato anche cellulite e la perenne ricerca dei calzini scomparsi dentro la lavatrice.

Allora perché Eva non ha saputo resistere ad un frutto che, quando ce lo rifilano nella dieta, ha l’unico effetto di farci impazzire dalla fame?

La prima risposta che mi viene in mente è che se ad una donna dici di NON fare una cosa, puoi star ben certo che la farà ancor prima che tu abbia avuto il tempo di dire “scoiattolo”.

La seconda risposta che ho, riguarda invece il bisogno di comprendere, che appartiene all’essenza intrinseca dell’essere umano (per fortuna).

Dio non proibì la mela quanto ciò che essa rappresentava, ovvero la Conoscenza.

Eva non poteva sopportare di non sapere cosa le stava nascondendo il Creatore e forse, fossi stata lei, avrei fatto fatica anche io.

Eppure viviamo ancora in un mondo in cui la Favola di Adamo ed Eva è piuttosto attuale: poche persone decidono cosa dobbiamo fare e in che modo dobbiamo farlo attraverso i mezzi di comunicazione, i bisogni indotti, la socializzazione sempre più limitata a degli strumenti, la paura dilagante.

In tutto questo mi accorgo che è difficile non aver paura, quando si ragiona con la propria testa.

Le voci fuori dal coro non vengono apprezzate; chi si espone per primo viene sacrificato, la banalità è rassicurante, la mediocrità è la regina del plauso.

In tutto questo, chi fa le veci di Eva, diventa un emarginato.

Io purtroppo non sono Eva.

Non ne ho il coraggio, la preparazione intellettuale e ho anche un po’ paura delle punizioni.

Faccio il minimo sindacale ovvero mi sforzo di continuare a ragionare con la mia testa ed insegnare alle mie figlie che non esista autorità in grado di imporre un sorriso per ciò che non si reputa giusto; fossi io stessa quell’ autorità.

Il mondo ha bisogno di ciò che Eva rappresenta, molto più di quanto abbia bisogno di omogeneità.

 Quindi, cara Eva (o Adamo), non ti far scoraggiare; ragiona con la tua testa.

E’ vero, ti scontrerai col dolore, ma lo farai capendo bene che il prezzo da pagare per rendere questo mondo migliore è sempre frutto di un sacrificio.

Non voglio vivere dentro una campana di vetro, non voglio essere Truman di “The Truman Show”.

Tu sì?

Io voglio vivere e soffrire perché quando sarò felice, fossero anche pochissime volte, lo vorrei sentire.

E alla lunga, più passerà il tempo e più spero di accorgermi che questa splendida eccezione è semplicemente fatta della stessa sostanza della mela di Eva: la Vita Vera.

0 commenti

Lascia un Commento

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *