Bambino che si vergogna con mani agli occhi

Le figure di Emme

Le figure di Emme, sono quei comportamenti piuttosto Fantozziani che regalano agli altri una scrosciante risata e a noi quintali di incubi notturni.
O almeno, di solito è così.
Sono convinta che se nel tuo animo è inserito il codice della buona fede, nel novanta per cento dei casi, queste non saranno mai così rovinose quanto la presunzione del voler aver sempre ragione.
E’ proprio in questo frangente che il fingere di non cadere, usando ogni mezzuccio per metterci una pezza, alla fine ti lascerà anonimo quanto uno che, per coprire un brutto errore, usa la vernice forforescente.
Io sono davvero affezionata ad alcune mie “figure di Emme”, anzi, do loro il grande merito di avermi mantenuta ben consapevole dei miei limiti e con i piedi mediamente per terra.
Mediamente dico perché, se ci penso bene, una delle mie figure di Emme peggiori, la feci durante il primo giorno di liceo, nello stesso corridoio del tipo dell’istituto che da anni mi faceva sospirare in silenzio ad ogni suo passaggio in motorino nei sabati passati in centro.
Spalle dritte e camminata fiera- tanto da non guardare a terra- inciampai sul gradino del terzo piano, atterrando rovinosamente ai suoi piedi dopo una scivolata di pancia di ben quasi un metro.
Ora, io capisco mi piacesse tanto, ma non sono d’accordo che questa resa incondizionata, avvenisse grazie allo stratagemma della signora delle pulizie che usava evidentemente sciolina al posto del detersivo per i pavimenti.
Seguirono giorni di chiacchierate balbuzienti con chiunque mi rivolgesse la parola, tanto da far pensare al resto di quel mondo piuttosto selettivo che, oltre a non saper camminare, fossi in difficoltà pure sul parlare.
E poi a questa, ne seguirono tante altre.
Tipo quella volta che, parlando con un mio cliente di una trattativa anche piuttosto consistente, per soffiarmi il naso presi un assorbente con le ali e, assorta nel mio discorso ero anche vicina a scartarglielo davanti agli occhi.
Ricordo ancora la sua espressione tra l’incredulo e il generosamente indifferente mentre io avvampavo come un prete novizio, alla sua prima confessione.
Fortunatamente, si trattava di quel periodo in cui la televisione mandava ogni giorno la pubblicità della tipa che si butta dal paracadute proprio nel giorno del ciclo e..
Il resto ve lo risparmio; so che ve lo ricordate e anche che non volete spendere altri soldi dall’analista.
Tutti noi facciamo figure di Emme.
Penso che anche il divino Tom Cruise ne abbia fatta qualcuna anzi, adesso che ci penso ricordo ancora la frase di Nicole Kidman all’uscita dall’udienza di divorzio in cui affermava “Finalmente potrò rimettere i tacchi”.
Come ogni cosa non piacevole che ci accade, queste possono essere distruttive oppure costruttive.
Sono la dimensione del nostro essere “Umani”, la linea sottile tra ciò che pensiamo di essere e ciò che realmente siamo: persone che sbagliano.
Quando guardo le mie figlie che non si vergognano a farle ma usano l’errore per capire, riconosco in loro un approccio che, in parte, molti di noi adulti abbiamo perso durante il percorso.
La cosa più grave che si possa fare in questa vita, non è quella di far ridere gli altri quanto quella di non riuscire a trarne un insegnamento, anche piccolo.
Così si impara: facendo del nostro meglio per non cadere e cadendo ai piedi del tipo figo del liceo.
Infatti il mio errore non fu quello di essere truffata dalla donna delle pulizie, quanto quello di aver balbettato per giorni come se la caduta fosse la cosa più grave che avessi fatto.
Non uscire da quell’ empasse fu la cosa più grave.
Il passato non si controlla, al massimo si può utilizzare per capire.
Le figure di Emme non volute, quelle che accadono per caso come accade una congiunzione astrale, sono dei doni: per te se le sai affrontare e per chi le guarda e può farsi una grassissima risata.
Vi ricordate quando eravate piccoli e certe cose erano così ilari da tenersi la pancia per la fatica di respirare?
Ecco, ogni tanto ci vorrebbe ancora.
Quindi figure di Emme per tutti, ma distribuite.
Ho bisogno di ridere -bonariamente- un poco anche io.

1 commento
  1. Barbara
    Barbara says:

    Come non ricordarsele??? Passano gli anni ma quei momenti in cui ricordi le figure di Emme le ricordi sempre sorridendo…. Sono quelle in cui nel momento in cui le hai fatte saresti voluta scomparire, nebulizzarti, diventare finalmente la donna invisibile.. Penso che chiunque non abbia vissuto tali momenti abbia perso sino ad ora molto della vita!!!! Buona figura di Emme a tutteeeeee

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